"Gli eroi son tutti i giovani e belli”. L’immagine del soldato tra retorica e realtà

Nel contesto di una guerra condotta per la prima volta con quelle che saranno definite armi di sterminio di massa il soldato, spesso entrato in guerra come patriota pronto all’azione per la vittoria della nazione, si trasforma ben presto in una sorta di operaio dell’orrore, senza nome e senza volto, che striscia nelle trincee per scampare alla potenza devastante delle nuove macchine di guerra. Il ricordo dei milioni di morti che segnano quelle vicende avrà bisogno di un’adeguata ricomposizione nella memoria collettiva.
I moltissimi monumenti ai caduti che quasi tutte le comunità erigono a ricordo di quell’inutile strage, pongono in molti casi il soldato come attore protagonista della rappresentazione commemorativa, anche se con accezioni e significati talvolta molto differenti fra loro.
Questa ricerca riguarda i monumenti ai caduti della prima guerra mondiale del Friuli Venezia Giulia in cui sono presenti immagini di soldati: la maggior parte dei moltissimi monumenti realizzati tra il 1919 e il 1938 sono per lo più piccole strutture architettoniche o semplici lapidi. Tra quelli individuati alcuni sono ancora anonimi, e scopo dell’indagine che ha portato a questo primo risultato sarà quello di colmare queste lacune.
Come si potrà vedere i soldati sono ritratti nelle pose più varie e negli abiti più strani. Le immagini più convenzionali, con combattenti in uniforme e in posa plastica, sono poche, mentre prevale in varie forme il nudo eroico, parziale o totale, una tendenza che si afferma progressivamente dopo il 1922 ed è in gran parte figlia delle nuove prospettive culturali indicate dal Fascismo.
Molto diffusa è anche la soluzione che vede il sacrificio del soldato assimilato a quello di Cristo, esemplato per la prima volta, già nel 1917, da Edmondo Furlan per il Cimitero degli Eroi di Aquileia: una soluzione che ben si adattava allo spirito religioso di molte comunità.


MAPPA DEI MONUMENTI AI CADUTI NEL FRIULI VENEZIA GIULIA

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